Mi chiamo Massimo “Max” Cibelli, classe 1971.
Sono cresciuto con i cani. Nella mia infanzia ci sono stati Pastori Tedeschi come Zeudi e Jimi, meticci come Mucci e quella presenza silenziosa e straordinaria che un cane può avere nella crescita di un bambino.
Ma crescere con i cani non significa necessariamente conoscerli.
Per comprenderlo davvero ho dovuto aspettare Miele.
Miele era un giovane incrocio Labrador e Boxer.
Con lei è nata la voglia di andare oltre quello che pensavo di sapere: capire meglio la comunicazione del cane, il suo comportamento e soprattutto cercare un modo di educare che non passasse attraverso approcci fisici o coercitivi.
Miele ci lasciò improvvisamente durante un intervento di sterilizzazione. Aveva soltanto sette mesi.
Il nostro viaggio insieme fu brevissimo, ma sufficiente per lasciare una domanda che avrebbe cambiato profondamente la mia vita:
quanto conosciamo davvero il cane che vive accanto a noi?
Nel 2009 quella domanda mi porta alla Scuola Cinofila Il Mio Cane di Rho, dove inizio il mio percorso formativo incontrando professionisti come Simone Dalla Valle, Gianluca Villa, Luca Spennacchio ed Eleonora Mentaschi.
Alla formazione teorica affianco fin da subito moltissimo lavoro sul campo.
Per i due anni successivi frequento la scuola anche come assistente, seguendo lezioni, consulenze e percorsi educativi e riabilitativi. Ho la possibilità di osservare e affiancare professionisti come Maurizio Melone, Alessandra Fracassi, Giovannii Bruzzichelli, Gianluca Villa e Simone Dalla Valle.
Prima come dog walker e successivamente come Educatore, entro nelle famiglie e comincio a comprendere una cosa che ancora oggi considero fondamentale:
quando lavoriamo con un cane, non lavoriamo mai soltanto con il cane. Lavoriamo con un sistema fatto di individui, relazioni, ambiente, emozioni e aspettative.
L'esperienza in canile cambia ulteriormente il mio modo di osservare.
Alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Segrate, affiancato da Simone Dalla Valle, scopro un mondo che diventerà parte fondamentale della mia formazione e della mia identità professionale.
Nel 2011 collaboro per un periodo anche con il Canile ENPA Quadrifoglio di San Genesio ed Uniti, partecipando alla costruzione di progetti dedicati ai cani ospiti.
Nel 2013 inizia poi la lunga collaborazione con Arcadia, presso il Parco Canile di Milano, dove lavorerò fino al 2022 incontrando e confrontandomi con numerosi professionisti.
Il canile mi insegna soprattutto a osservare prima di intervenire.
Mi insegna che il comportamento che vediamo ha una storia dietro di sé. Che dobbiamo rispettare tempi e distanze. Che a volte un piccolo cambiamento rappresenta un risultato enorme.
E soprattutto che preparare un cane all'adozione non significa semplicemente trovargli una casa: significa costruire, per quanto possibile, le condizioni perché quella nuova relazione possa funzionare.
Il canile continua ancora oggi a essere uno dei luoghi nei quali sento di avere qualcosa da dare, ma anche moltissimo da imparare.
Poi c'è stata Nutella.
Con lei ho condiviso più di quindici anni della mia vita e gran parte del mio percorso formativo.
Nutella era sensibile, riflessiva. Io, soprattutto allora, ero molto più assertivo e orientato al risultato.
Pensavo di doverle insegnare molte cose.
Alla fine è stata lei a insegnarne moltissime a me.
Mi ha costretto a rallentare, osservare e mettere in discussione alcune delle mie convinzioni. Mi ha fatto comprendere sempre più profondamente che un cane non ha bisogno soltanto di training e di nuovi comportamenti.
Ha bisogno di essere riconosciuto per ciò che è.
È con lei che una parola ha assunto definitivamente un significato diverso nel mio lavoro: RELAZIONE.
Una relazione costruita sul rispetto dell'individualità del cane, delle sue emozioni, delle sue motivazioni e, soprattutto, della sua canilità.
Nel 2014 decido di approfondire ulteriormente questa direzione attraverso l'approccio cognitivo-relazionale, frequentando a Bologna il percorso di parificazione SIUA e incontrando, tra gli altri, il professor Roberto Marchesini e David Morettini.
Nello stesso anno, a Rovereto con Ivano Vitalini, conseguo l'attestato di Educatore Cinofilo FICSS e di Tecnico Mobility Dog.
Nel 2016 conseguo la qualifica di Istruttore Cinofilo FICSS.
Ma considero ogni attestato un punto di partenza, non di arrivo.
Per questo continuo a studiare, frequentare corsi, seminari, webinar e soprattutto a confrontarmi con colleghi e professionisti.
La formazione, per me, non può finire quando cominci a insegnare agli altri.
Forse è proprio allora che diventa ancora più importante.
Nel 2016, insieme alla collega Laura Ferrario, iniziamo a sperimentare uscite nelle quali i cani possano muoversi, esplorare e comunicare con maggiore libertà.
Quelle esperienze si sono evolute nel tempo e continuano oggi attraverso le NUNU’S Walk, che porto avanti insieme a mia moglie Deborah Rigamonti.
Non sono semplicemente passeggiate di gruppo.
Sono occasioni nelle quali imparare ad osservare il proprio cane, comprenderne la comunicazione, rispettare distanze e tempi, muoversi nello spazio e permettere ai cani di fare esperienza attraverso la socialità, l’esplorazione e la condivisione.
Ancora una volta il punto non è chiedere al cane di fare qualcosa.
È imparare a vedere ciò che sta già facendo e comprenderne il significato.
Negli anni, il fiuto e la ricerca ludica sono diventati una parte sempre più importante del mio lavoro.
Il naso non è per me soltanto uno straordinario strumento attraverso il quale il cane raccoglie informazioni.
È una porta d’ingresso nel suo mondo.
Quando lasciamo un cane cercare, esplorare, discriminare, scegliere una direzione e trovare una propria strategia, possiamo osservare moltissimo di lui: motivazioni, emozioni, capacità di concentrazione, autonomia, modalità di affrontare una difficoltà e relazione con il proprio compagno umano.
Da questa visione nasce l’Accademia di Fiuto e Ricerca Ludica e, successivamente, Oltre il Fiuto, il format dedicato alla formazione di Educatori e Istruttori e all’utilizzo consapevole delle attività olfattive anche nei percorsi con cani che presentano difficoltà comportamentali.
Perché non esiste “l’esercizio di fiuto” adatto a tutti.
Esiste un cane. E l’attività deve essere progettata per quel cane.
Una parte importante del mio lavoro è dedicata ai cani che vengono definiti difficili, problematici o “reattivi”.
Ma dietro una reazione c’è sempre qualcosa da osservare.
Un’emozione. Una distanza non rispettata. Una difficoltà. Una motivazione. Un’esperienza precedente. Una comunicazione che forse non siamo riusciti a leggere in tempo.
Da questa riflessione e dal lavoro condiviso con la collega Flavia Monda nasce #ReattivoAChi, un progetto che porta già nel nome una domanda che considero importante.
Reattivo a chi? A cosa? In quale situazione? A quale distanza?
Cambiare domanda significa spesso cambiare anche il modo in cui guardiamo quel cane.
Non significa giustificare ogni comportamento, ma cercare di comprenderlo prima di intervenire.
Perché dietro un comportamento che crea difficoltà c’è comunque un individuo che sta cercando di affrontare una situazione con gli strumenti che possiede in quel momento.
Il nostro lavoro è aiutarlo a costruirne di nuovi.
Negli anni il mio percorso mi ha portato anche alla formazione di Educatori, Istruttori, volontari di canile e professionisti della cinofilia, attraverso corsi, seminari, webinar e giornate pratiche.
È una parte del mio lavoro alla quale tengo particolarmente.
Quando insegno non cerco semplicemente di trasferire un metodo o una sequenza di esercizi.
Cerco di trasmettere soprattutto un modo di osservare e farsi domande.
Chiedo spesso ai miei allievi di fermarsi prima di intervenire.
Guardare il cane.
Leggere cosa sta accadendo.
Formulare un’ipotesi.
E soltanto dopo scegliere cosa fare.
Perché conoscere molte tecniche è importante.
Sapere quando, perché e soprattutto se utilizzarle lo è ancora di più.
E continuare a insegnare mi obbliga, ogni volta, a continuare a studiare.
Dopo tanti anni, tanti cani incontrati, corsi, qualifiche, canile, famiglie e docenze, potrebbe sembrare naturale pensare di avere ormai molte risposte.
Poi arriva un altro cane. E ricominciano le domande.
Oggi una parte del mio viaggio la condivido con Stitch.
È diverso dai cani che lo hanno preceduto, come è giusto che sia. Ha il suo carattere, le sue motivazioni, i suoi tempi e il suo modo personale di stare nel mondo.
E continua a ricordarmi una delle lezioni più importanti che questo mestiere mi abbia insegnato:
l’esperienza non dovrebbe portarci a pensare di conoscere già il cane che abbiamo davanti. Dovrebbe renderci più capaci di osservarlo.
Oggi sono Educatore e Istruttore Cinofilo, lavoro con le famiglie, collaboro con scuole e colleghi, continuo la mia attività in canile e mi occupo di formazione.
Ma dopo tanti anni continuo a considerarmi prima di tutto uno studente del cane.
Perché ogni individuo che incontro porta con sé una storia diversa.
Il mio compito non è trasformarlo nel cane che avevamo immaginato.
È aiutare la persona che vive con lui a conoscere il cane che ha realmente accanto, comprenderne le difficoltà, valorizzarne le competenze e costruire insieme una relazione nella quale entrambi possano crescere.
Forse è proprio questo che Miele, tanti anni fa, aveva iniziato a chiedermi.
Quanto conosciamo davvero il cane che vive accanto a noi?
Continuare a cercare quella risposta è ancora oggi il mio viaggio.